“La Cappa” di Marcello Veneziani

Ho conosciuto Marcello Veneziani a Fiuggi nel gennaio del 1995, in occasione del Congresso Nazionale del MSI che portò, come volle Fini, alla creazione di Alleanza Nazionale (per la verità io fui tra i delegati che votarono contro… ma questa è un’altra storia). Avevo acquistato su una bancarella di un libraio di area un suo testo, “La rivoluzione conservatrice in Italia” e, con la scusa di farmelo autografare, mi ci intrattenni alcuni minuti per quello che fu un intenso e indimenticato scambio di idee. Ho continuato a seguire Veneziani sia nella sua prolifica attività editoriale che leggendo il suo articolo settimanale su “Panorama”; rare purtroppo le sue apparizioni televisive.

E’ un intellettuale a tutto tondo, anticonformista, nazional-rivoluzionario, dotato di grande apertura mentale e, da uomo del Sud (pugliese) di un sottile velo di ironia. Con la recensione del suo ultimo lavoro “La cappa” inauguriamo la pagina kulturale del sito. In questo pamphlet l’autore attacca la globalizzazione che vuole a tutti i costi irreggimentarci sotto un unico credo, omologando le scelte, gli usi, le abitudini, addirittura il pensiero (mi viene in mente una antica canzone di Stefano Rosso “…e con la scusa della crisi e del consumo, qui ci amministrano le nascite ed il fumo…”). Attraverso i mass media e i social controllati da questi grandi poteri, vogliono cancellare le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra identità, la nostra cultura, la nostra civiltà, perché solo attraverso un conformismo di massa è più facile aver il controllo assoluto sull’umanità. Si è passati dalla società aperta alla società liquida, per arrivare alla cancel culture che serve a nascondere, a deformare, a falsificare e mistificare la storia fino a cancellarla perché un popolo senza storia é un popolo senza futuro. Con la scusa del politicamente corretto si é arrivati al punto che chi “osa” esprimere un parere diverso viene non solo deriso ma emarginato con le accuse più infamanti: gli esempi quotidiani sono sotto gli occhi di tutti. C’è un appiattimento ed un livellamento verso il basso con un trionfo televisivo di tette e sederi, con veline, pederasti vecchi e nuovi e strani personaggi senza cultura o competenza che si ergono a nuovi soloni. Che tristezza. Il sogno del comunismo cinese di mandare gli accademici a lavorare nei campi e affidare la cultura al “libretto rosso” si sta tragicamente avverando. E Veneziani in undici capitoli, magistralmente mette a nudo questo momento storico che tragicamente ricorda il Grande Fratello di Orwell. Va dato assolutamente merito a Veneziani di aver descritto con ordine, lucidità e chiarezza questo presente tragico su cui incombe, appunto, una cappa di conformismo e schiavitù ma alla quale possiamo, anzi dobbiamo ribellarci impugnando metaforicamente la spada della cultura, dell’identità, delle radici. Un testo che va letto e meditato. Chiudo riportando una chiosa dell’autore: “L’uomo abita cinque mondi: il presente, il passato, il futuro, il favoloso e l’eterno. Vive male se ne perde qualcuno, é folle se vive in uno solo”.

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