Referendum 12 giugno, votare sì per una magistratura veramente libera

di Antonio Cembrola

Per uno strano scherzo (voluto e pianificato) del destino, i referendum che in Italia, soprattutto nell’ultimo trentennio, mirano a delle modifiche sostanziali degli organi dello Stato sono condannati alla stessa inevitabile fine: il fallimento. Quello del 12 giugno non si configura con una modalità diversa dai precedenti. Il periodo scelto per votare è sempre lo stesso, l’estate, quando la maggior parte degli italiani, che si contraddistinguono già per un senso civico in netta decrescita, è impegnata a godersi il sole dei litorali, oppure in feste varie, come ad esempio matrimoni, comunioni, battesimi etc.. Del resto anche la stessa comunicazione istituzionale è assente.

Manca del tutto una campagna pubblicitaria che abbia l’obiettivo di spingere il maggior numero di italiani alle urne, o di dimostrare come anche il referendum sia uno straordinario mezzo di democrazia. In questi giorni sui canali Rai appare un semplice spot che avvisa i cittadini che il 12 giugno si vota ovviamente per la riforma della Giustizia. Qualcosa in più viene indicato negli spot della Mediaset, anche perché è chiara la posizione del presidente Berlusconi. A parte questo ci sono alte probabilità che questo referendum risulti nullo per mancanza della percentuale minima dei votanti. Un altro buco nell’acqua ed un altro sperpero di denaro pubblico.

GLI ERRORI DELLA MAGISTRATURA

Per questo motivo, proprio perchè la solita parte politica vuole che “tutti resti com’è”, è ancora di più doveroso andare alle urne ed esprimere la propria volontà. La nostra posizione è chiaramente protesa verso il sì soprattutto per ciò che riguarda tre dei quesiti ovvero quelli che mirano a minare la base del potere della casta giudiziaria. Parliamo di casta per due semplici motivi: il primo è riferito al sistema di connivenze ed interessi presenti nel Csm e nella magistratura portati alla luce dalle rivelazioni di Luca Palamara; il secondo, quello che più ci tocca da vicino, è la responsabilità dei magistrati che, anche in palesi casi di errore giudiziario, non viene mai richiamata. Basti pensare ad alcuni dati: nel 2021 le valutazioni della professionalità dei magistrati sono state per il 99,3% dei casi positive (fonte Panorama). Percentuali simili sono riscontrabili anche per gli anni precedenti. Con un sistema come quello descritto non dovrebbero esserci errori, eppure in quasi un trentennio (gennaio 1992 – dicembre 2021) si contano ben 30.017 detenzioni ingiuste. E sapete lo Stato in totale quanto ha dovuto pagare in risarcimenti? Oltre 900 milioni di soldi pubblici. I magistrati che hanno emesso queste sentenze cosa hanno pagato? Nulla, anzi sono stati anche promossi. E’ giunto il momento di mettere fine a tutto ciò e di creare un sistema dove la magistratura sia sì libera di operare, ma anche responsabile delle azioni dei suoi membri.

I QUESITI PIU’ DISCUTIBILI

Sugli altri due quesiti, quello dell’incandidabilità per le cariche elettive e di governo di soggetti condannati per delitti non colposi e la modifica dell’applicazione delle misure cautelari, siamo molto più scettici, anche perché la destra sociale a cui noi ci riferiamo credo che tenga molto a questa serie di norme. Sono due quesiti, proposti anche nelle raccolte firme della Lega, che strizzano l’occhio a quello schieramento moderato molto vicino al Cavaliere. A nostro parere però è l’assist che abbiamo fornito alla sinistra e alla magistratura per spingere i cittadini a votare no il prossimo 12 giugno. E’ la palese dimostrazione di come si possa inquinare una riforma giusta e sacrosanta con elementi contagiosi che ne minino l’equilibrio e le possibilità di vittoria. Il consiglio quindi che possiamo dare in questa fase è quindi quello di andare a votare in prima battuta e poi votare sì per quelle norme che mirano a modificare la casta della magistratura, distruggendone i parassiti e supportando gli elementi sani. Sugli altri due quesiti ognuno agirà secondo coscienza. 

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