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Ludi cartacei del 12 e 13. Qualche riflessione

Domenica e lunedì scorsi sono stati chiamati alle urne tutti gli italiani aventi diritto per esprimersi su cinque referendum abrogativi e tra questi nove milioni, per rinnovare i loro Sindaci ed i Consigli Comunali. Bene.

Per i quesiti referendari si è presentato un italiano su cinque, per il rinnovo delle Amministrazioni più o meno il 50%. Desolante. Peggio: preoccupante. Ancora peggio: drammatico. Prima riflessione: in Italia il referendum è solo abrogativo e la gente partecipa se avverte che il problema su cui si chiede l’opinione potrebbe riguardargli (vedi divorzio e aborto) o se, sottoposto ad un bombardamento mediatico di sciocchezze, potrebbe minare la sua salute (nucleare). Per tutto ciò che avviene fuori il perimetro della propria casa e dei propri interessi….. non gliene può fregà de meno!!!

Stupido Salvini a proporre ben cinque quesiti alcuni dei quali complessi per non dire astrusi (sono convinto che oltre il novantacinque per cento degli italiani non conosce la distinzione della separazione tra carriera e funzione dei P.M.) e a pensare che in una magnifica domenica di giugno gli italiani di cui sopra sacrificassero la gita al mare o il giro al Centro Commerciale per la Giustizia (problema che interessa solo una modesta parte dei cittadini). Ma tant’è.

Ritengo invece che il risultato del voto amministrativo sia meritevole di qualche riflessione in più.

I Cinque Stelle come ampiamente previsto stanno scomparendo e i più furbi tra loro stanno già pensando a chi genuflettersi per un posto più o meno sicuro in qualche lista. Il PD al solito canta vittoria (negli ultimi venti anni non ha mai vinto ma ha sempre governato e comandato). Buona la performance di Calenda.

Ma veniamo al dato che riguarda il Centrodestra: ovvio che vince quando va insieme, ma pare che l’incremento della Meloni non riesca a compensare la contemporanea flessione di Salvini e Berlusconi, e vince anche grazie all’apporto di liste e movimenti civici di ispirazione centrista e riformista.

Oltre agli scappati di casa di Forza Italia (Lupi, Toti, Brugnato e qualcun altro di cui sarebbe preferibile fare a meno) in questo centro riformista si sono spostati anche i Renziani, odiati dal PD, che in qualche occasione hanno dato una mano (vedi Genova): tutti insieme questi gruppuscoli possono superare il 5%. Che ne vogliamo fare? Aspettiamo che si organizzino intorno a Calenda che certamente non ci ama a gioca un’altra partita?

Personalmente sono dell’idea che il Centrodestra, oltre al falso problema della leadership, deve pensare ad allargare il proprio orizzonte politico a questo Centro e non solo (si parla con Paragone?): dopo una opportuna potatura dei tanti cespuglietti, Forza Italia (senza il vecchiume che la contraddistingue) potrebbe diventare, con una nuova classe dirigente (basta Brunetta, Gelmini, Gasparri e gli altri sepolcri imbiancati), il contenitore di tutte le forze moderate, liberali e riformiste che guardano a destra.

Viceversa il rischio è che calamitati da Calenda si organizzeranno in un “campo largo”, senza i cadaveri grillini, che in vista delle elezioni del 2023, si presenterà agli Italiani con il solito ritornello della responsabilità, dello spauracchio dell’Europa che non da i soldi ai non allineati, dell’unità contro i fascismi che ritornano: la vecchia e stantia solfa che fa presa su tanto popolo bue e, dal vecchio rischio di morire democristiani, potremmo morire post-comunisti.

C’è necessità quindi di dare una accelerata al progetto di vittoria, mandiamo a casa Draghi con tutto il codazzo. Gli Italiani sono stanchi e stufi di questo governicchio; non ha risolto alcun problema, si barcamena sia in politica economica che in politica estera. L’economia crolla, le aziende sono in crisi, il lavoro manca, la sicurezza vacilla.

Tutti a casa. Si voti in autunno con un grande progetto politico condiviso e senza dare tempo agli avversari di organizzarsi.

M.